La Devozione al Santo Volto

La devozione al Santo Volto di Gesù a Roma nella chiesa di S. Stefano Protomartire. (Via S. Stefano del Cacco, 26, Roma tel 06. 5410125 oppure 338.3478858)


Il Santo Volto di Gesù è particolarmente venerato in Roma nella chiesa di S. Stefano Protomartire, dove, nella cappella a lui dedicata, è esposta la sacra immagine del S. Volto da molti ritenuta miracolosa.

Nella chiesa, ogni primo martedì del mese ( anche in luglio e agosto ), alle ore 16.20 si tiene una celebrazione liturgica in onore del S. Volto comprendente la preghiera del Rosario, la S.Messa e l'adorazione eucaristica.
La chiesa di S. Stefano, di antichissima origine, è officiata fin dal XVI° sec. dai Monaci Benedettini Silvestrini che hanno nell' attiguo monastero la loro Curia Generalizia.
La chiesa di S. Stefano è iscritta nella memoria storica della devozione al S. Volto di Gesù nata dalle rivelazioni fatte da Gesù e dalla Vergine Maria alla Serva di Dio Madre Pierina De Micheli, nel corso della prima metà del XXO sec. Infatti, nella chiesa di S. Stefano e nel vicino parlatorio, negli anni 1939-1945, si incontravano la stessa Madre Pierina e il suo padre spirituale il Servo di Dio don Ildebrando Gregori, allora abate generale dell' Ordine dei Benedettini Silvestrini. E' in Santo Stefano che Madre Pierina ebbe delle visioni soprannaturali tra cui quelle di S. Benedetto e di S. Silvestro abate, suo speciale protettore, fondatore nel XIII° sec. dell'Ordine dei Benedettini Silvestrini.
L'abate Gregori fin dalla giovinezza fu devotissimo al Sacro Cuore di Gesù e nei suoi scritti, come nelle testimonianze dei testimoni a lui più vicini, mai appare traccia di una qualche sua particolare devozione al Santo Volto di Gesù, fino all'epoca in cui conobbe madre Pierina De Micheli. Quando egli ebbe la certezza, da segni ordinari e straordinari, che le rivelazioni sul Santo Volto ricevute dalla sua figlia spirituale erano dono dello Spirito Santo, le accolse toto corde e se ne fece da allora infaticabile apostolo in Italia e nel mondo.

La parola del Papa in occasione della sua visita al santuario del S.Volto di Manoppello il 1 settembre 2006.

"chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9). Si, cari fratelli e sorelle, per "vedere Dio" bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guida i credenti "alla verità tutta intera" (cfr Gv 16,13). Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita, sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo "il chicco di grano" che cade nella terra e muore porta "molto frutto" (cfr Gv 12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell'amore totale che vince la morte: chi la percorre e "odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna" (Gv 12,25). Vive cioè in Dio già su questa terra , attratto e trasformato dal fulgore del suo volto.
Questa è l'esperienza dei veri amici di Dio, i santi, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poveri e bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella preghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare...
"Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (Sal. 23(24)) ... Ma quale è la generazione che cerca il volto di Dio...? Spiega il salmista: sono coloro che hanno "mani innocenti e cuore puro", che non pronunciano menzogna, che non giurano a danno del loro prossimo.
Dunque, per entrare in comunione con Cristo e contemplare il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessari "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla verità dell'amore che vince l'indifferenza, il dubbio, la menzogna e l'egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo...
"Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l'anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, sarà Lui, Gesù, il nostro esterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre...
"Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace" (cfr Nm 6,24-26). Amen"
(dal discorso di Sua Santità Benedetto XVI in occasione della sua visita al santuario del S. Volto di Manoppello, il 1 settembre 2006).
Gesù sofferente e risorto, Gesù redentore e signore del mondo, ci faccia, come ricorda il Papa riguardo agli Apostoli, suoi messaggeri infaticabili e coraggiosi, fino all'estrema testimonianza.

Gli oblati benedettini silvestrini

Negli anni 1993-94, in seno al gruppo dei fedeli frequentanti le celebrazioni del l° martedì del mese in Santo Stefano sorse l'ispirazione di costituire nel monastero un nucleo di oblati benedettini silvestrini allo scopo di arricchire con il loro specifico carisma la spiritualità del monastero stesso e di irradiare nel mondo la vitalità dell' esperienza cristiana e di quella monastica, a gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Nel 1995, con l'approvazione e l'assidua assistenza e accurata opera di formazione del neoeletto abate generale don Andrea Pantaloni, il progetto cominciò a prendere vita per arrivare alla costituzione ufficiale del 1997.
Al monastero è oggi aggregato un gruppo di oblati benedettini silvestrini , laici coniugati o celibi, uomini e donne, che con l' oblazione, atto liturgico- spirituale riconosciuto dalla Chiesa, intendono offrire sé stessi a Dio, vincolandosi ad una determinata comunità benedettina, ispirando il proprio cammino di fede ai valori della Regola di S. Benenedetto e della tradizione spirituale monastica.

La chiesa di S. Stefano Protomartire

La chiesa dedicata a S. Stefano Protomartire, detta S. Stefano del Cacco, è ubicata sul luogo dove sorgeva nel 1 ° secolo a C. il tempio romano agli dei egizi Iside e Serapide.


Il soprannome "del Cacco" deriverebbe dal simulacro del dio egizio Thot, cinocefalo , cioè con testa di cane, che sarebbe stato rinvenuto in loco nel 1345 da Cola di Rienzo. Creduta dal popolo una scimmia, la scultura fu chiamata "macaco", donde la deformazione in "cacco".
Già nel 5°-6° sec. esisteva sul posto una cappella a presidio di un'area cimiteriale, ma la chiesa attuale risale al tempo di Pasquale l° (817-824). La chiesa, con portico e campanile in stile romanico, tra il 1638 e il 1643, fu trasformata nel gusto barocco e subì altri restauri nel 18° e 19° secolo.
Nel 1563 la chiesa fu assegnata ai Monaci Benedettini Silvestrini che tuttora la officiano. Dopo la confisca del 1870, essa è divenuta proprietà dello stato italiano. Nell'attiguo monastero ha sede la Curia Generalizia dell'Ordine dei Benedettini Silvestrini.
Interno: pianta asimmetrica a tre navate. Le colonne in granito e cipollino provengono dal sottostante Iseo Campense.
Il coro in noce è del 1668. Pregevole la mostra dell'organo in legno dorato e la cantoria in marmo dell' arch. P. Maruccelli (1640). L'organo è della seconda metà del 17° sec.
Lato sinistro. La prima cappella ristrutturata nel 1640 è dedicata al S. Volto di Gesù. Sull'altare la suggestiva icona su tela (1945), opera di Gertrude Mariani (sr Zeffirina del S. Cuore). Ai lati due tele di G. Baglioni : a sin. S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri; a destra S. Stefano e S. Girolamo. La cappella del SS. Sacramento è la seconda a sinistra. Sull'altare pala di C. Maratta ( 1625-1713) raffigurante S. Benedetto che porge la Regola a S. Silvestro Abate fondatore dell'Ordine dei Benedettini Silvestrini.
Segue la cappella di S. Matteo da restaurare.
Nell'affresco sovrastante l'altare posto in fondo alla navata sinistra sono raffigurati S. Lorenzo martire, S. Antonio Abate e S. Silvestro Abate. L'affresco del tardo 500 è attribuito al Pomarancio, che fu parrocchiano di S. Stefano, o ai suoi allievi.
I due affreschi dell'abside raffiguranti S. Carlo Borromeo e S. Francesca Romana sono di C. Casolari allievo del Pomarancio (1610). La tela con la lapidazione di S. Stefano, al centro dell'abside, è di Cesare Nebbia (1585).
Lato destro. La prima cappella è dedicata a S. Giuseppe raffigurato su una tela settecentesca. Segue la cappella dell'Angelo Custode con una tela del 18° secolo, copia di un quadro di Pietro da Cortona.
L'opera più celebre della chiesa è il successivo affresco della Pietà: è la prima opera indipendente di Perin del Vaga, allievo di Raffaello (1519 ?), ispirata al gruppo di Michelangelo in San Pietro e ricordata dal Vasari.
In fondo alla navata destra edicola e altare dedicati a Maria SS. Consolatrice degli Affiitti. La statua, presente già nel 17° secolo, è ricordata tra quelle che lacrimarono a Roma il 9 luglio 1796 alla vigilia dell'invasione napoleonica.
La sacrestia fu ricavata nel 1564 dall' occlusione del portico romanico.

Celebrazioni

Ogni domenica e solennità celebrazione della S. Messa alle ore 11.30.
26 novembre, ore 11.30, celebrazione della festa di S. Silvestro Abate, fondatore dell'Ordine dei Benedettini Silvestrini (1231).
26 dicembre, ore 11.30 , celebrazione della festa di S. Stefano Protomartire.
Ogni primo martedì del mese, alle 16.30, celebrazione liturgica in onore del S. Volto di Gesù.