IL BATTESIMO NELLA TRADIZIONE APOSTOLICA DI IPPOLITO DI ROMA

L'elaborazione di un rituale organico e completo del battesimo comincia a delinearsi in età subapostolica, ed è ormai un fatto compiuto nel secolo III. A questo proposito possiamo notare che la testimonianza della Tradizione apostolica di Ippolito di Roma è importantissima. L'iter attraverso cui si entra a far parte della comunità cristiana consiste in un lungo periodo di preparazione a cui coloro che si presentano per la prima volta ad ascoltare la parola di Do sono ammessi dopo un severo esame che tende ad appurarne le sincerità delle dipsosizioni, lo stato sociale e civile ed infine la professione. Ippolito, a questo proposito dà una casistica ampia, anche se non completa, dei mestieri e delle situazioni e si schiera, con la consueta intransigenza, contro ogni compromesso culturale e morale: chi vuole diventare cristiano deve rinunciare del tutto alle arti, alla scienza e alle attività pagane, altrimenti viene respinto inesorabilmente. Dunque, in Ippolito nessuna concessione viene fatta alla debolezza umana, in un rigore che richiama alla mente l'alternativa iniziale della Didaché.

I candidati che superano la prova seguono un corso triennale di istruzione, o catechesi, nome con il quale si indica un aspetto particolare del ministero della parola. Durante tale periodo, i catecumeni, che da accedentes sono diventati auditores, partecipano, ma in tono minore, alla vita ecclesiale poiché sono esclusi dalla dalla liturgia eucaristica e da un contatto diretto con i fedeli, e sono ammessi solo alla preghiera comunitaria che si tiene dopo l'istruzione: in particolare il doctor, che può essere indifferentemente un laico o un ecclesiastico, impone loro la mano e recita una preghiera, congedandoli subito.